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Come è nato il Metodo Suoni e Silenzi®

Le origini del mio metodo didattico

Ciao collega,
oggi voglio spiegarti meglio come è nato il Metodo Suoni e Silenzi®, il mio approccio alla didattica musicale per bambini dai 3 anni in su.

Questo è infatti il nome che ho dato all’insieme delle mie attività musicali, ideate in tanti anni di lavoro con bambini di scuola primaria e dell’infanzia.

Nel 2019 ho pubblicato finalmente il libro dal titolo Suoni e Silenzi – il solfeggio più facile del mondo, che è diventato sin da subito un bestseller!

Oggi Suoni e Silenzi è il libro di musica per bambini più venduto su Amazon, con oltre 55.000 insegnanti che in tutta Italia realizzano le mie attività musicali in classe con i loro alunni.

Cerchiamo allora di capire in cosa consiste, ma non dimenticare che puoi provarlo gratis quando vuoi!

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Introduzione

In questo articolo vorrei esporti le motivazioni che mi hanno spinto a creare le mie attività musicali e raccoglierle sotto la definizione di Metodo Suoni e Silenzi®

Per molti anni non mi sono interessato a questo aspetto, ovvero la definizione e la divulgazione dell’etichetta di “metodo”. La musica è per me una forma di espressione libera e multiforme, e le buone idee sono di tutti, indipendentemente dalle categorie.

Nel corso degli anni però, con il crescere della community di insegnanti che utilizzano i miei libri e le mie attività, ho capito che molti di essi avevano bisogno di un chiarimento in merito. Ho temporeggiato, perché preferisco che siano i fatti a parlare: voglio che tu suoni, canti e balli con le mie storie e le mie canzoni, prima di annoiarti con tante parole in didattichese.

Alla fine però ho pensato che fosse giunto il momento di mettere nero su bianco qualche spiegazione su come è nato e si è sviluppato questo metodo didattico, che il 27 luglio 2021 è stato registrato come Metodo Suoni e Silenzi®

Questo però non cambia lo stato delle cose: Suoni e Silenzi è un’aggregazione di idee, personaggi ed invenzioni nate dalla mia fantasia. Ora ti racconterò come è nato e come io lo intendo, ma questo non deve condizionarti: hai piena libertà di reinventare, integrare o stravolgere quello che io ti propongo. 


Come nasce il Metodo Suoni e Silenzi®?

Il mio percorso nella didattica musicale è iniziato sotto il segno dell’Orff-Schulwerk, uno dei metodi più acclarati per l’avvicinamento alla musica dei bambini. Provenendo dallo studio della chitarra, prima classica poi moderna, come molti altri musicisti credevo che la lettura del pentagramma e delle note fosse il primo passo necessario per conoscere la musica.

Durante il mio primo corso di formazione Orff (nel 2008) ho scoperto un mondo nuovo! La musica andava innanzitutto ascoltata, imitata, giocata. Da quel momento è iniziata la mia esplorazione, che continua ancora oggi.

Non utilizzo più né il repertorio, né i simboli né le storie imparate durante nessuno di quei corsi, ma tutto quello che ho inventato è ispirato a quel modo di intendere la didattica. L’Orff mi ha trasmesso più di ogni cosa una “forma mentis” che poi ho continuato ad applicare in tutti i contesti nei quali ho lavorato.

Perdonami se insisto, ma voglio ribadire questo concetto: nessun metodo, per quanto valido, va inteso come un credo religioso. Le buone idee, se sono tali, funzionano anche slegate e rimescolate.

Qual è il confine tra il metodo Orff ed il metodo Gordon? Tra la cucina thailandese e quella vietnamita? Tra il dialetto lombardo e quello piemontese? Le linee di demarcazione esistono sono nelle menti poco elastiche, o peggio ancora nella comunicazione propagandistica di chi vuole affermare le sue idee (didattiche e non) superiori alle altre.

Tutto quello che ti racconterò sono le mie opinioni, le mie esperienze e le mie invenzioni.

Ti autorizzo a dirmi “fa tutto schifo, non hai capito niente”, se lo desideri!


Il Metodo Suoni e Silenzi® è un metodo analogico

Una delle cose più importanti che ho appreso dal metodo Orff è l’utilizzo di codici analogici, sia grafici che verbali, per l’insegnamento della musica.

Le note musicali, con i loro nomi quali “semiminima” “croma” e “semibreve”, oltre ad essere difficili da memorizzare non forniscono nessuna informazione in merito a come un simbolo vada interpretato.

Le sillabe come “ta” “titti” “dude” in utilizzo in molti sistemi didattici moderni sono invece estremamente intuitive. Come si suona un “TA”? E’ semplice: basta fare TA con le mani.

Come si suona invece una “SEMIMINIMA”? Ci vuole un manuale di solfeggio per capirlo…

Proseguendo in questa direzione ho, un po’ alla volta, inventato i personaggi ed i simboli che troverai in questo libro. Prima di tutti Rocco il Cocco, i pallini e le crocette.

Quando nel 2020 ho incontrato il maestro Camillo Bortolato, autore del metodo analogico che porta il suo nome, lui mi ha immediatamente detto “Ma Suoni e Silenzi è un metodo analogico”. È vero, non ci avevo mai pensato!

Ogni simbolo che presento a i bambini ha un nome semplice, formato da tante sillabe quanti sono i battiti di mani necessari per suonarlo. Così il PA si batte una volta, il TITTI due, il TEKETEKE quattro, eccetera.

Non è una mia invenzione, come ti ho detto. Ho lavorato però molto sull’aspetto di questi simboli in modo da renderli semplici ma al tempo stesso affini alla notazione tradizionale.

Alcuni libri utilizzano rettangoli, quadrati, fiori ed altri simboli non convenzionali. Ovviamente tutto può funzionare, ma io ho ragionato molto sull’aspetto dei miei simboli in modo da renderli semplici e al tempo stesso affini alla notazione tradizionale.

Quando dai pallini si passa alle note in pentagramma, è facile riconoscere la somiglianza.


Perché i pallini e non le note?

Bene, perché dunque dovremmo insegnare a suonare con i pallini? Come ti ho detto quello che fa veramente la differenza sono le sillabe che utilizziamo, perché non dimenticare mai che la musica si fa con le orecchie, prima che con gli occhi!

Questo è verissimo, tuttavia è bene fare un paio di precisazioni.

L’attenzione dei nostri bambini è sempre più satura di stimoli visivi e sonori, ad un livello che Carl Orff non avrebbe mai potuto immaginare quando si è spento del 1982. Gli smartphone, i tablet, i videogiochi a realtà aumentata erano tutti ancora lontani.

Oggi i bambini sono molto meno disposti a dare attenzione a contenuti che non siano accattivanti, sia a livello sonoro che visivo.

Una recente ricerca ha dimostrato che il livello medio di attenzione prestato ad un messaggio video è pari a quasi il triplo dell’attenzione rivolta ad un contenuto audio.

Il coinvolgimento visivo è molto importante, sia per i bambini che per gli adulti. I simboli ci servono dunque ad ancorare il loro sguardo e la loro attenzione, mentre proponiamo i contenuti audio ad essi associati.

La musica inoltre è invisibile ed impalpabile, mentre i pallini si disegnano, si ritagliano, si toccano e si percuotono. L’associazione tra gesto e suono risulta così estremamente intuitiva e gratificante.

Ma tutto questo vale anche per le note musicali tradizionali. Perché dunque c’è bisogno dei pallini?

Secondo me (che chiaramente sono di parte) i vantaggi sono tre:

  1. distinguere i linguaggi
  2. avere simboli semplici
  3. ribaltare il pensiero didattico

Distinguere i linguaggi: sebbene sia perfettamente possibile utilizzare il simbolo della nota da ¼ e chiamarla PA, nella mia esperienza questa strategia non è efficace; la nota servirà anche in associazione al pentagramma, dove dovremo chiamarla DO RE o MI. Se abbiamo insegnato precedentemente che quel simbolo si chiama PA sarà difficile per i bambini fare distinzione. 

Per questo motivo io preferisco usare due codici differenti: i pallini per la lettura ritmica, le note per la lettura melodica. Ovviamente si somigliano, difatti io dico sempre che “le note e i pallini sono cugini”, dunque la nota nera dura un tempo, proprio come il pallino nero.

Avere simboli semplici: le note sono difficili da riprodurre, non solo per i bambini. Il pallino è leggermente inclinato, il gambo va posto a destra se sale verso l’alto, a sinistra se scende verso il basso; la semicroma ha due code mentre la croma ne ha una…non parliamo poi della pausa da un quarto! Molti musicisti adulti ancora non sanno bene come scriverla correttamente.

I pallini sono facili da disegnare ma anche da modellare con i materiali più disparati: cartone, feltro, pasta modellabile. Anche i bambini con disturbi specifici di apprendimento (dislessia e disgrafia) non avranno nessuna difficoltà a cimentarsi con questo codice.

Ribaltare il pensiero didattico: infine l’ultimo motivo, per me il più importante…i pallini ci rendono più liberi! 

Per molti insegnanti a digiuno di musica le note ed il pentagramma sembrano il presupposto irrinunciabile per ogni attività musicali, dunque si imbarcano in percorsi tortuosi di spiegazione del solfeggio senza avere né la competenza né, cosa ancor più grave, l’occasione di metterlo in pratica.

Le note ed il pentagramma servono alla lettura melodica: se non dobbiamo suonare il flauto, il metallofono o qualsiasi altro strumento melodico il pentagramma non ci serve affatto.

Trascorrere le poche ore disponibili per la musica parlando delle note, delle caratteristiche del suono, del numero di righe del pentagramma serve solo ad una cosa: annoiare i bambini.

La musica è gioia, divertimento, canto e ritmo. E non serve leggere il pentagramma per fare tutto ciò: basta mettere la musica e seguire l’istinto. Tutto il resto verrà di conseguenza, ma non fate l’errore di partire dalla teoria per approdare alla pratica: partite dalla pratica, sarà essa a suggerirvi di quali argomenti teorici avrete bisogno.

Imparerò a leggere i pallini quando ne avrò bisogno per fare ciò che non riesco a fare solo con l’ascolto e l’imitazione; apprenderò a leggere il pentagramma quando avrò voglia di cimentarmi con uno strumento melodico perché l’attività ritmica l’ho già esplorata a sufficienza; imparerò a fare le scale sul pianoforte quando il metallofono sarà ormai insufficiente per esprimere la mia musicalità. 

Il pentagramma è uno strumento, e tutti gli strumenti sono al servizio dell’uomo: li usiamo quando ci servono, li riponiamo quando non ne abbiamo bisogno.


Ed i personaggi?

In Suoni e Silenzi incontrerai anche personaggi come Rocco il Cocco, Luana la Banana e Gedeone il Peperone; loro hanno il compito, importantissimo, di fare da guida per i bambini attraverso i giochi, le canzoni e le storie che serviranno a praticare la musica. 

Il potere di questi personaggi ha trasceso completamente la mia immaginazione. Quando li ho inventati, molti anni fa, non avrei mai immaginato di vedere un giorno maestre in giro per tutta l’Italia fare musica con una palla di polistirolo travestita da cocco…eppure è successo!

Ho visto classi intere con la maglietta di Rocco il Cocco, diplomi con Rocco il Cocco, regali di fine anno a forma di bebè di cocco; Rocchi di pongo, di pasta di sale, di legno e di creta. 

Sono felicissimo di questo inatteso sviluppo, perché dimostra quello che ti ho detto all’inizio: le buone idee appartengono a tutti!

Indipendentemente dall’età dei tuoi bambini io ti consiglio di presentarli sempre, ti stupirai di vedere come anche nelle classi più grandi ci sia ancora spazio per questi giochi infantili.

Non basta infatti avere i mezzi per fare musica: serve anche un motivo! Se la maestra ti chiede di suonare un tamburo magari non ti va, se invece te lo chiede Rocco il Cocco, come puoi rifiutare?


In conclusione

Il Metodo Suoni e Silenzi® è un codice semplice, per fare cose semplici. Se vuoi cantare e fare body percussion in 4/4 andrà benissimo, e probabilmente non ti servirà altro. Se vorrai esplorare uno strumento melodico, scoprire i ritmi ternari e sincopati, sicuramente avrai bisogno di altro. Non avrebbe senso forzare questo strumento laddove non potrebbe arrivare. 

Per un pomeriggio al parco bastano un paio di sandali, per scalare una vetta serviranno gli scarponi. Mai fare il contrario! E ricorda sempre che la musica si fa con la musica! I simboli servono a descrivere i suoni, non fissarti solo sui pallini senza accompagnarli sempre alle musiche che ti propongo!

L’apprendimento della musica passa attraverso una continua sinergia tra voce, corpo e strumento. Tutti e tre questi aspetti vanno curati in modo equilibrato affinchè lo sviluppo musicale sia completo.

Con il Metodo Suoni e Silenzi® faremo tutte queste cose: cantando, ballando e suonando gli strumenti impareremo la musica senza nemmeno accorgercene, in modo facile e divertente!

Dunque non mi resta altro che augurarti…buon divertimento!


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Chi è il Maestro Libero?

Mi chiamo Libero, e la mia passione è fare musica con i bambini in modo facile e divertente!

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