Musica e matematica a scuola

Due discipline distinte unite da uno stretto legame

Ciao collega👋,
sicuramente avrai sentito anche tu che musica e matematica hanno molte cose in comune, e che insegnare la matematica ai bambini può avvalersi della collaborazione della musica.

In questo articolo voglio fornirti alcuni spunti per potenziare la didattica della matematica attraverso canzoni, esercizi e giochi divertenti.

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Nella musica tutto è regolato da precise geometrie di suoni e tempi, che vengono organizzate e calcolate utilizzando numeri e frazioni. Nel caso dell’insegnamento ai bambini io consiglio di non preoccuparsi troppo di insegnar loro questi dettagli numerici, ma non c’è dubbio che il fatto stesso di seguire il ritmo suonando sia un allenamento inconscio al riconoscimento di questi equilibri.

Non c’è bisogno di sapere le frazioni per suonare, ma imparare a coordinare il corpo a tempo ci prepara a comprendere meglio queste scansioni, una volta che ci verrà richiesto.

Al tempo stesso il lavoro musicale può potenziare le facoltà cerebrali deputate allo studio della matematica, che come saprai è spesso uno degli scogli più duri che si presentano nella carriera di uno studente.

Ecco allora qualche spunto musicale per arricchire le tue proposte didattiche a scuola.


La canzone per contare sulle dita

Se lavori nella scuola dell’infanzia probabilmente non ti preoccuperà più di tanto la matematica, ma siccome non è mai troppo presto per gettare delle buone basi io ho composto una canzoncina che ci permette di cantare, suonare e contare con le dita della mano!

Eccola, spero che vi piaccia:

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Se disponibile, la base musicale si trova nella App Maestro Libero, tra le basi gratuite.


I tempi e i ritmi con il Metodo Suoni e Silenzi

Nel Metodo Suoni e Silenzi® che ho creato e diffuso in tutta Italia si lavora moltissimo sul ritmo e sulla sua rappresentazione grafica. Attraverso un codice semplificato di simboli tutti i bambini, già a partire dalla scuola dell’infanzia, sono in grado di leggere e suonare la musica.

In questo video puoi vedere rapidamente come funziona:

Come hai potuto vedere utilizzo dei simboli molto semplici accoppiati a sillabe, che vengono inseriti in una griglia geometrica per poter insegnare ai bambini il valore temporale dei suoni.

Questa casetta che hai visto nel video i bambini possono poi riprodurla sui quaderni, scoprendo che la durata dei suoni corrisponde allo spazio occupato dai  simboli all’interno della griglia:

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Il Metodo Suoni e Silenzi ed il Metodo Analogico Bortolato

Nel panorama delle metodologie didattiche per insegnare la matematica, un posto eminente spetta sicuramente al Metodo Analogico Bortolato, protagonista da decenni nelle nostre classi.

Se anche tu conosci e apprezzi questo metodo avrai sicuramente notato delle “analogie” con il mio Metodo Suoni e Silenzi®, e infatti il maestro Camillo Bortolato ha apprezzato moltissimo il mio lavoro!

Molti insegnanti che in giro per l’Italia applicano entrambi i nostri metodi non hanno mancato di notare le somiglianze ed esprimere molti pareri positivi nell’integrazione dei due approcci didattici. 

Ti voglio riportare in modo particolare due testimonianze:

La testimonianza di Matteo Meneguzzo

Da qualche anno sono un formatore del Metodo Analogico Bortolato e ho ritrovato in questa proposta un ambiente a me congeniale. 

Le note rappresentate sotto forma di palline mi sono subito, è proprio il caso di dirlo, suonate familiari suscitando esperienze assimilabili. Sfogliando le pagine del libro ho ravvisato un mondo in parte già conosciuto. Anche i miei alunni, di primo acchito, si sono trovati a proprio agio e ricordo molto bene che un alunno ha esclamato: “Ci sono palline anche qui, allora è semplice!”. 

La parola “semplice” è una delle chiavi di lettura del percorso proposto, una sequenza di 15 brani proposti tramite ritmiche orchestrali eseguite con gli strumenti orff. 

Semplice perché il linguaggio iconico proprio delle palline è immediatamente riconoscibile, “non serve leggere il pentagramma”. Pertanto non vi è bisogno di acquisire un codice necessario alla comprensione e non vi sono codici scritti, cosa che avvantaggia molto i bambini. 

Semplice perché contribuisce a guarire dalla sbornia cognitiva, deriva assunta da certa psicologia e di rimando dalla sfera didattica, in virtù del quale tutto deve essere preliminarmente spiegato. Come sostiene provocatoriamente il maestro Bortolato, fondatore dell’omonimo Metodo, spesso l’unica immagine che un bambino vede a scuola è rappresentata dalla bocca della maestra che parla. Giorgio Nardone, fondatore della terapia breve strategica, ricorda che in Finlandia, la quale vanta il secondo miglior sistema di istruzione a livello mondiale, tutto si conquista con l’esperienza mentre le spiegazioni giungono alla fine dopo che le emozioni calde provate spesso suscitano spontaneamente domande e curiosità. Spiegare preliminarmente è il modo migliore per inibire l’entusiasmo. Resistere alla tentazione di anticipare le spiegazioni è una bella sfida per ogni insegnante, me compreso, che nella sua formazione ha assunto involontariamente come habitus l’eccesso di concettualizzazione. 

Invece la semplicità si declina anche come immediatezza: siamo partiti subito eseguendo le ritmiche, le uniche indicazioni hanno riguardato il significato delle icone utilizzate. L’entusiasmo iniziale è stato preservato!

Semplice perché il percorso è un potente esempio di apprendimento per risonanza: ciascuno esprime e riscopre la musica dentro di sé, basti pensare al battito del cuore. Anche se i bambini dovessero aver compiuto poche esperienze ritmiche, in breve si immergono nel contesto musicale che propizia l’apprendimento. I compagni eseguono la stessa ritmica e questo favorisce un apprendimento per contagio in cui il sorriso rinforza l’esperienza. Un suggerimento: se qualcuno incontra difficoltà, fatelo suonare di fronte ad un compagno bravo che rimane a tempo. “Fai come me” vale più di 50 spiegazioni! Oppure si può aiutare il compagno rimanendo in piedi di fronte a lui seguendo e scorrendo con il dito riga per riga le ritmiche mentre si eseguono: il linguaggio iconico è facilmente riconoscibile anche stando di fronte. Le basi orchestrate ed in particolare quelle rallentate favoriscono la giusta gradualità e ciascuno migliora semplicemente grazie alla memoria di lavoro che fra tutte è quella che maggiormente propizia l’apprendimento.

Semplice perché le ritmiche proposte nel libro sono riassunte in una pagina. Alla domanda rituale “Che cosa facciamo oggi?” si può rispondere semplicemente ad esempio “Oggi eseguiamo Carmen – Ouverture”. Nella singola pagina si trova tutto e si gode della sintesi permanente in cui ognuno vive un senso di rassicurante compiutezza. Come nel Metodo Analogico, il punto di partenza costituisce anche il punto di arrivo in cui oltretutto “particolare” e “generale” hanno lo stesso valore e si richiamano ricorsivamente.

Semplice perché ciascun bambino può apprendere da sé, può progredire sperimentando autonomamente a casa i nuovi brani con buona pace dell’insegnante che rischia di ritrovarsi spiazzato. Cosa che è capitata anche a me in classe quando un bambino ha raccontato di aver suonato usando quello che trovava in cucina trasformando un contenitore in un tamburello, un bicchiere vuoto in un triangolo e così via. Anche senza avere il libro e lo spartito sott’occhio, l’orecchio allenato gli ha consentito di autocorreggersi provando ripetutamente le basi.

Bello ed emozionante perché vedere che i bambini aprono spontaneamente il libro durante la ricreazione chiedendo di mettere le basi per eseguire una ritmica a scelta significa che quanto proposto non sa di scolastico, non è relegato alla striminzita ora di musica settimanale. Significa che il linguaggio più potente, quello della vita, si è riversato a scuola e vi ha fatto ritorno consentendo alla musica di riscattarsi come una parte integrante del vissuto quotidiano di ciascuno. 

Semplice ma per nulla banale.

Maestro Matteo Meneguzzo

Presidente dell’Associazione Creatività Analogica

La testimonianza di Rossella Ricciuti

Sono Rossella Ricciuti e insegno nelle scuole dell’infanzia comunale di Bari da 4 anni. Dopo aver frequentato i corsi di formazione sul metodo analogico di Camillo Bortolato tenuti da Tina Cattedra e quelli di approfondimento di Elena Demurtas prima e di Flora Guastamacchia dopo, ho introdotto 3 anni fa con la collega Maura Mazza questo metodo nella sezione eterogenea e a tempo pieno presso la scuola “Vittorio Veneto”. Quello stesso anno Maura mi ha fatto conoscere il metodo “Suoni e Silenzi” di Libero Iannuzzi per l’apprendimento della musica e sono rimasta sorpresa dalla immediatezza del feedback da parte dei bambini e delle bambine. E così ho partecipato alla formazione in presenza del Roccoday a Bari a febbraio 2020 e quella a distanza di gennaio 2021.

E così da febbraio 2021 in sezione hanno iniziato a “convivere” i pallini rossi del calendario analogico, la linea del 10, le immagini dell’abecederio murale, le storie del passerotto Pitti, i pallini neri dei fratellini PA, dei cugini TiTi, Rocco il cocco, Luana la banana sia nei momenti di routine quotidiana, sia nei giochi in autonomia. È stato sorprendente la spontaneità e la naturalità con la quale i bambini stessi abbiano autonomamente integrato tutti questi “stimoli” e imparato a contare, a leggere le lettere, a cantare e  suonare gli strumenti ritmici a ritmo tutti insieme, giocando e muovendosi.

Desidero evidenziare 3 aspetti “comuni” tra il metodo analogico di Camillo Bortolato e il metodo “Suoni e Silenzi” di Libero Iannuzzi:

  • Entrambi i metodi sono focalizzati sul “processo di apprendimento” che inizia nella scuola dell’infanzia e che poi continua con il passaggio alla scuola primaria con la conquista sempre più consapevole dei simboli e dei segni convenzionali  (le lettere per l’italiano, i numeri per la matematica e le note per la musica).  Come afferma Camillo Bortolato in “La via del metodo analogico” << il segreto per riuscire in questa impresa (l’apprendimento) sarà quello di non pensare ai numeri scritti, cioè alle cifre, ma alle immagini delle quantità >>. Nello stesso testo il maestro prosegue con l’immagine della montagna, dove <<alla base c’è il mondo delle cose, cioè la realtà come appare ai nostri occhi. Poco più sopra c’è il mondo delle parole che hanno un riferimento diretto con la realtà. Più sopra ancora, sulla sommità, c’è il mondo dei simboli che hanno un riferimento con le parole, non con le cose>>. Nei 3 anni di scuola dell’infanzia si stimolano quindi i bambini e le bambine ad apprendere attraverso la concretezza delle quantità (e quindi anche con l’utilizzo dei pallini rossi, detti dots), la concretezza dei pallini PA, TiTi e TekeTeke, che sono le “analogie” non convenzionali delle semiminima, della croma e della biscroma, le immagini ad esempio dell’altalena per la lettura della lettera A e del serpente per la lettera S.
  • Entrambi i metodi coinvolgono la mente e il cuore e il corpo, promuovendo così un apprendimento armonico e che implementa l’autostima del bambino. La mente viene stimolata proprio con le analogie, con le immagini, di cui ho parlato nel punto precedente, grazie anche agli strumenti didattici ideati. Il cuore viene coinvolto ed emozionato grazie ai personaggi mediatori, quali Pitti il pettirosso e Rocco il cocco, alle storie e alla narrazioni, come ad esempio Piccola storia di Pitti, Pitti e il merlo perduto, alla storia dei fratellini PA che litigano e poi fanno pace e ora con “Le quattro stagioni” con Rocco il cocco che viaggia attraverso le stagioni e nella natura. Molte attività di entrambi i metodi possono essere declinate utilizzando il corpo e il movimento (come il gioco di saltare nei 10 cerchi del metodo analogico e quello di saltare sui pallini, mentre si canta e/o si suonano uno strumento ritmico), lavorando contemporaneamente sulla coordinazione grosso-motoria.
  • Entrambi i metodi sono inclusivi: durante questo ciclo di tre anni nella scuola Vittorio Veneto, la sezione è stata caratterizzata da profonda multiculturalità, multilinguismo e “specialità”. Visto che entrambi i metodi lavorano sulla naturale predisposizione dei bambini ad apprendere per immagini, queste assumono un carattere di universalità e di intuitività che vanni oltre ogni tipo di “ostacolo” di partenza, riuscendo a coinvolgere tutti i bambini, nel pieno rispetto dei tempi di ciascuno.

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Chi è il Maestro Libero?

Mi chiamo Libero, e la mia passione è fare musica con i bambini in modo facile e divertente!

Ho pubblicato un sacco di libri ed ogni giorno più di 100.000 insegnanti e genitori insegnano musica ai loro bambini con il mio Metodo Suoni e Silenzi®, il libro di musica per bambini più venduto su Amazon.

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